Tra molti profili che seguiamo, lui è una new entry. Giovane graffitaro, illustratore e amante della calligrafia. Abbiamo chiesto a Valerio Lucidi in arte social Malasorte di svelarci qualche retroscena del suo lavoro dandoci qualche dettaglio in più.

Di dove sei? Classe?

Ciao! Sono di Roma, classe 1994.

Chi è Malasorte e perchè questo nome? 

Io stesso ho delle difficoltà a dirti chi è Malasorte, tempo fa scrissi un post, in occasione della mia laurea, nel quale ho detto che “Malasorte è una maschera” ed effettivamente trovo questa definizione quella che più si avvicina alla realtà. Nella vita faccio tutt’altre cose e disegnare è solo una passione, perciò mi trovo bene con questa faccenda dell’alter ego. Quando sono in mezzo al traffico di Roma sono un Valerio qualsiasi e quando mi si accende la lampadina e mi viene un’idea è arrivato Malasorte. 

Il motivo della scelta del nome è per la mia presunta propensione alla sfortuna (assolutamente inventata, tutti siamo fortunati e sfortunati a nostro modo), perché mi piaceva molto la strofa di Mezzosangue in “Sadico” feat. Salmo e la strofa di Noyz Narcos in “Sotto indagine” in cui viene menzionata la malasorte e per la poesia “Malasorte” di Baudelaire.

“La mia malasorte è benedizione” è il tuo motto. Qual’è il tono del tuo stile? 

Riagganciandomi a quanto detto, Malasorte è arrivato in un momento di normale confusione post-adolescenziale, i primi anni dopo la fine della scuola in cui non sai quello che vuoi davvero fare e quale sia la strada giusta. In quel periodo era maturata in me la convinzione che disegnare non mi facesse bene, perchè mi distraeva troppo dai veri obiettivi, sai quella roba tipo, passare gli esami,  laurearsi e cazzate del genere. Nel mio limbo ho disegnato “Malasorte e Benedizione”, il lavoro al quale sono più affezionato e grazie a lui ho accettato che semplicemente questa roba sarà con me ancora per tanto tempo e non sarà mai un male. La mia malasorte è la mia benedizione appunto.

Lo stile si è evoluto negli anni, al momento distinguo due generi di stili, uno è semplice e rapido, non serve il concetto ma solo un’immagine che catturi l’attenzione sui social, ed è quello che utilizzo per rimanere competitivo nel “game”. Poi ci sono i disegni sui quali sto anche qualche mese, oltre al livello tecnico, che deve rimanere elevato, cerco anche di metterci dei concetti all’interno, ad esempio nel sopra citato “Malasorte e Benedizione” è raffigurata la nascita della maschera, nell’ “Araba Fenice” vengono raccontate le storie di due miei amici e la serie della Santa Morte parla da sola.

Qual è il tuo background?

Non conosco nessun disegnatore nato nei ’90 e cresciuto nei 2000 che non sia partito dai graffiti. Anzi io ho imparato ad apprezzarli anche in ritardo rispetto ai miei coetanei. Sono sempre rimasto sulle lettere appassionandomi in generale alla calligrafia e più in particolare alle composizioni tipografiche, grazie alle quali ho ottenuto il primo vero riscontro positivo sui social. Poi è arrivata l’illustrazione di immagini e siamo arrivati agli stili di oggi. 

Quando nasce la tua passione per l’illustrazione?

Ovviamente quando ero bambino. Alle elementari ero il cazzo di fenomeno in classe. Pensa che classe di seghe. 

Cosa cattura la tua attenzione che da vita ai tuoi lavori?

Sto cercando un modo per non dirti tutto, ma è effettivamente tutto. Il più delle volte è una frase di una canzone, altre sono le immagini che vedo. Altre volte ancora sono io che cerco di trovare delle immagini per counicare una determinata cosa. E’ tutto piuttosto vario. 

Come ti definisci: disegnatore di lettering o illustratore di fumetti? o entrambi?

Entrambi, anche se per il lettering non ho un talento vero e proprio, sono sempre stato sotto la media, ma ci sono troppo affezionato e non ti dirò mai che io non mi sento un calligrafo dilettante. Per quanto riguarda le illustrazioni, è un terreno sul quale mi muovo molto meglio e riesco ad esprimermi di più. 

Quali sono i tuoi modelli di riferimento in entrambi gli ambiti?

Facciamo che te ne dico tre per ogni ambito, altrimenti farei un elenco infinito. Per il lettering: Masito (dei Colle der Fomento), Joshua Philips e Sean McCabe (quest’ultimo mi ha insegnato tutto, ma non lo sa ancora). Per le illustrazioni: Jim Lee, Emily Rose Murray e Pedro Correa.

Hai altre passioni oltre quella per il disegno handmade?

Abbastanza, molto comuni e più vicine alla realtà.

Abbiamo visto che hai fatto delle piccole collaborazioni con SuperG! ad esempio. Hai mai collaborato con altri creativi? Se sì, come nascono queste collaborazioni? 

Ho collaborato con altri creativi, mi vengono in mente un paio di post fatti con Nope e un’illustrazione disegnata per una frase di Hand Benz. Con Giulia (SuperG!) ho collaborato tre o quattro volte, lei è micidiale, racchiude il senso dei graffiti. Potrebbe anche non firmare i suoi lavori, sarebbero comunque riconoscibili ed è un’interprete del minimal eccezionale. Abbiamo iniziato con lei alle illustrazioni ed io ai lettering, poi abbiamo mischiato gli stili ed ogni volta viene fuori qualcosa di veramente bello. E’ sempre molto appagante lavorare con lei. 

Descrivici il processo creativo che ti porta a realizzare quello che fai.

Io ascolto tanta musica ed il più delle volte parto da una frase di una canzone alla quale cerco di abbinarci un’immagine attinente e che rubi l’attenzione in meno di un secondo, altrimenti vieni scrollato giù ed hai perso il tuo attimo. Questo approccio è positivo per il genere di illustrazione che faccio per Instagram, quelle per rimanere nel gioco. In questo senso è utile anche  rimanere sui trend, magari creare qualcosa che racchiuda in se una moda del momento ma che allo stesso tempo rimanga originale. Per l’altro genere di illustrazioni, quelle che poi potrebbero diventare quadri, parto più dalle cose che vivo. Dare un’immagine a quello che sento mi aiuta anche a capirmi.   

Hai mai pensato a fare un fumetto illustrato e scritto totalmente da te?

Sarebbe molto fico, ma non penso di essere all’altezza. le mie competenze sono del tutto autodidattiche e non penso siano sufficienti per affrontare un progetto così complesso ed articolato. Forse qualche illustrazione singola, ma non considero un intero progetto artistico alla mia portata.

Disegni su carta o in digitale? 

Entrambi. Per quanto il digitale abbia rivoluzionato gli stili di tutti e per quanto anche io attualmente disegni interamente su Photoshop, la carta rimarrà sempre il vero banco di prova per chiunque si definisca disegnatore. Per questo non la lascerò mai. 

Quanto ti aiutano i social media per il tuo lavoro?

Ti do una risposta banale, ad oggi sono la colonna portante. Non è il mio lavoro, ma ogni quadro che ho venduto è grazie ai social. 

Qual è il tuo sogno/progetto segreto?

Come già ti ho detto, io nella vita faccio altro. Non ho un sogno o un progetto segreto, spero però che questa roba dei disegni rimanga con me per tanto tempo.

Quali dettagli, anche i più piccoli, sono per te importanti per il tuo lavoro?

Prima cercavo la finezza nella simbologia, magari arricchendo il soggetto di principale di oggetti con un significato preciso. Ora sto più attento ad aspetti tecnici come i colori ed i chiariscuri, reputo importantissima l’abilità di capire quale tinta stia meglio sopra un’altra, come posizionare le ombre, le luci e le mezzetinte.

INSTAGRAM: Malasorte