Solitudine viene da “sole” e “abitudine”. È riconoscere il sole nel quotidiano, è fare cose con luce e calore, avere agosto in ogni gesto, essere forti come un’alba e delicati come un tramonto. Mi piace la solitudine perchè non ha testimoni, si fonda sulla fiducia, edifica il silenzio. Perché essere soli e non amare il proprio disparte, vuol dire non essere innamorati di sé. 

La solitudine è il mio primo cuore.

Gio Evan è uno di quegli scrittori che ti lascia sempre a bocca aperta. Quelle persone che io definisco “abitanti dell’assurdo”, che vivono esattamente come noi, ma si incantano a guardare i dettagli, si stupiscono delle cose piccole, quelle che nessuno perde tempo a guardare. 
Secondo lui, ognuno di noi ha 100 cuori dentro e se riusciamo a riconoscerli tutti, riusciamo a dare valore alla nostra vita. Una volta riconosciuti tutti e cento possiamo dire di aver vissuto la vita attentamente, perché chi è stato così attento a cento meraviglie, non è stato sbadato o assente nei confronti della vita.

Il caffè è il mio secondo cuore

A casa mia l’odore del caffè è il primo di tutti gli odori, avvia alla vita, campana tibetana degli aromi, via libera degli occhi, incenso alla mia messa.

A volte le cose più belle le diciamo togliendo quello che si era detto di sbagliato. A volte la sottrazione è più. Ci chiede scusa a nome di altri. Faccio il tifo per loro, io.

Guardare al dettaglio, significa anche associare ad un colore, un profumo o un ricordo…

…Denti bianchi come le nuvole non pericolose.

Anche le persone possono diventare una casa, quando decidiamo di farle vivere dentro di noi.

Noi stiamo ancora scrivendo la nostra di lista, quella dei nostri cento piccoli cuori. E i tuoi? Quali sono? Scarica il nostro template, compila la tua lista e inviacela, siamo curiosi di conoscere le piccole cose che ti rubano il cuore!